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Comune di Alfiano Natta

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Comune di Alfiano Natta - Storia
Piemonte --- Alessandria
CENNI STORICI
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Il territorio del comune di Alfiano Natta è situato sul versante meridionale della collina Montebaldo ed è occupato nella parte superiore dal bacino del torrente Versa; Giovanni Giacomo Saletta, nel Settecento, descrive “Alfiano, Sanico e Casarello” “posti nel Monferrato tra li fiumi Po e Tanaro alli confini delli territori di Villadeati, Tonco, Caliano, e Moncalvo” (SALETTA, Ducato, pp.10r), a cui, attualmente, si aggiungono i comuni confinati di Castelletto Merli, Odalengo Piccolo e Penango. La superficie del territorio di Alfiano Natta, nei censimenti del 1911 e del 1921, è di 11, 11 Km2 , dopo l’aggregazione di parte della frazione Cardona, nel 1927, è diventata di 13, 08 Km2 ed non ha subito più mutamenti fino ai giorni nostri. L’assetto insediativo del comune di Alfiano Natta è articolato intorno ai nuclei di Alfiano Natta e delle sue frazioni Casarello, Sanico e Cardona. La popolazione, che diminuisce in modo costante per tutto il secolo XX (vedi tab. n. 1), risiede - con una media superiore al 70% - in agglomerati e solo per un 30% in case sparse.

Il territorio di Alfiano, secondo una relazione compilata nel 1823, “è composto di colline con piani elevati e poche ristrette valli attorniato a levante, settentrione e ponente da alte montuose colline, queste a settentrione sono di terreno sassoso o sabbioso contenendo boschi cedui d’inferior qualità e terreni coltivati di tenuissimo prodotto ove le viti allignano ed in pochi anni s’invecchiano. Al levante e ponente di terreno misto e più fertile, le collinette che poi esistono nel concentrico sono di terreno cretaceo e fertile segnatamente per le viti e tutte non soggette ad avvallamenti e terremoti, né irrigate”. Le risorse agricole sembrano dunque basarsi sulla coltivazione della vite, e sulla copertura boschiva del territorio e, come viene segnalato ancora dalla stessa relazione, sulla coltivazione della meliga e del grano(A.C.*Alfiano Natta*,Carta nella quale si descrive il territorio di Alfiano, le sue colture e il suo commercio, 1823). La presenza di territorio boschivo è documentata, all’inizio del XVIII secolo, dalle proprietà della comunità. La comunità di Alfiano Natta possiede, oltre un campo e alcuni terreni gerbidi di terreno sassoso e con vegetazione non sufficiente per il pascolo del bestiame, moggia 120 di boschi cedui nelle regioni della Rolassa Montebaldo, Veleggia, Fontana Fredda e Sotto Castello. Un terzo di detti boschi è “infruttifero e sterile” e gli altri due terzi sono “fruttiferi e d’annuo reddito di lire 200 circa” (A.S.T.C., Ricavo de’ redditizi quelle comunità, misura de’ territori e de’ beni antichi e moderni e notizie diverse, s.d., ma 1760/1769). La quantità di boschi esistente nel territorio non è, tuttavia, sufficiente a supplire i bisogni della popolazione e il quantitativo mancante si rimedia affittando boschi nei vicini territori di Villadeati e di Odalengo Piccolo. I particolari di Alfiano vendono bastoni di rovere, ricavati dal legname dei boschi del proprio territorio oppure di quelli delle comunità limitrofe, nelle “filature” della città di Moncalvo. I boschi subiscono molti danneggiamenti, per il pascolo delle pecore e a causa degli stessi particolari del luogo(A.C.*Alfiano Natta*, Sentenza del Senato del Ducato del Monferrato riguardante il possesso di pecore nelle comunità di Tonco e Alfiano, 1722). La maggior parte dei boschi era, in passato, illegalmente posseduta dai particolari, quando la comunità se ne riappropriò, i particolari vantando “un’antica padronanza si fanno lecito senza verun scrupolo di devastarne ed appropriarsi di notte tempo la legna specialmente nell’inverno con grave pregiudizio del pubblico”. Il serviente della comunità che dovrebbe vigilare riesce solo a sorprendere alcuni “miserabili” in cerca di legna secca e spine (A.S.T.C., Volume contenente le consegne de boschi e selve fatte nel 1771 da comuni della provincia di Casale, 1771).

La comunità di Alfiano Natta, a metà Settecento, possiede, oltre ai suddetti terreni, una casa nella contrada detta di S. Albano composta di due camere ed una cantina utilizzate, una stanza per le riunioni del consiglio della comunità e l’altra stanza con la cantina per l’abitazione del messo. Di proprietà della comunità sono anche tre forni situati, uno nel luogo di Alfiano, uno nel cantone di Casarello e l’altro nel cantone di Sanico. I tre forni vengono annualmente affittati dai particolari dei rispettivi cantoni. Coloro che utilizzano i forni versano come pagamento “due pani di libre una caduno ed una fogassa per ogni cotta oltre la legna necessaria per la medesima cotta”. Il reddito dei forni viene ceduto dai particolari, nel capoluogo di Alfiano, al capellano come onorario per l’insegnamento nella scuola, nel cantone di Casarello, ai priori della chiesa di S. Rocco di detto cantone e, nel cantone di Sanico, a favore dei priori della compagnia del Santissimo Sacramento, eretta nella chiesa parrocchiale di detto cantone. Circa il possesso dei forni il marchese Pietro Antonio Natta rivendica lire 44 per diritti sui forni di detto luogo e dei suoi cantoni, per questa lite vi è una causa presso il Real Senato (A.S.T.C., Ricavo de’ redditizi quelle comunità, misura de’ territori e de’ beni antichi e moderni e notizie diverse, s.d., ma 1760/1769). I contrasti con la famiglia Natta si presentano già nel secolo precedente. Nel 1663, inizia una lunga lite, mossa dai marchesi Ettore e Giacomo Natta contro le comunità di Tonco e di Alfiano, che prosegue fino al 1683, quando Ferdinando Carlo Gonzaga, Duca di Mantova e del Monferrato, emana un decreto in merito a questa vertenza.

Una relazione redatta dall’ auditore Banzola, indirizzata al Duca di Mantova,datata 31 agosto 1664 e trascritta da Giovanni Giacomo Saletta ci informa riguardo agli oggetti della contesa. La comunità di Alfiano pretende di riunire “in ogni tempo e causa o occasione” il consiglio nel luogo di Tonco, con o senza gli uomini della comunità di Tonco, per deliberare; inoltre, esige che il sindaco di Tonco debba dare il giuramento ogni anno al console che viene eletto ad Alfiano; secondo la comunità di Alfiano il marchese di detto luogo non può nominare alcun tenente Podestà in sostituzione del Podestà, ma in assenza di questo deve assolvere alla funzione di luogotenente il console stesso. Il marchese non può conseguire alcuna somma dalle multe dei bandi campestri, questo importo è sempre stato riscosso e goduto dalla comunità. Gli uomini della comunità di Alfiano reclamano di poter andare liberamente a caccia e di poter tenere cani da caccia e si oppongono alla volontà del marchese di obbligare i cani non da caccia a “tenere un legno ò sia un battarello al collo” e alla sua proibizione di raccogliere tartufi nei terreni privati. La comunità a sostegno delle suddette pretese adduce una “immemorabile consuetudine” e allega attestazioni di vari testimoni, tra cui il sindaco e il consiglio di Tonco, statuti, privilegi concessi alla comunità , capitoli e buone usanze e convocati.

Secondo il marchese, invece, i consigli di Alfiano e di Tonco devono essere separati, soprattutto per evitare dissensi tra le due comunità, l’unione è cagione di “risse et di discordie” . Il console di Alfiano quindi deve essere eletto solo da Alfiano.Inoltre si oppone alle altre pretese in base ai diritti che derivano dall’investitura, datata 15 novembre 1530 (SALETTA, Ducato del Monferrato, pp. 50r-62v). Il Duca di Mantova, con decreto del 1683, dichiara” espressamente che alli huomini di Alfiano sia lecito in avvenire di unirsi con quelli di Tonco in Tonco, sempre et ogni volta che occorrerà, per ogni e qualunque interesse, ne possino mai essere impediti o dalli Marchesi, o Feudatarii” e giustifica la sua decisione in base al seguente documentazione: “transazione del 1473, la consuetudine antichissima di unirsi a Tonco, et li Statuti concernenti tale unione, come ancora tutte le altre lodevoli consuetudini, Statuti, Privilegi di essi huomini di Tonco et di Alfiano” (Decreto di Ferdinando Carlo Gonzaga, Duca di Mantova e di Monferrato, 1910, p. 450).

I rapporti tra la comunità di Alfiano e quelle delle due maggiori borgate, Casarello e Sanico, sono talvolta conflittuali. Nel 1778, si verifica una lite tra le comunità di Alfiano e di Casarello e quella di Sanico. L’oggetto del contendere è la costruzione di una nuova campana, più grande di quella precedente, per la chiesa parrocchiale di Alfiano, con una spesa divisa fra tutti gli abitanti del territorio di Alfiano. Il cantone di Sanico si oppone a questa imposta e propone che la campana sia più piccola, con minore spesa, che sia utilizzata solo per uso pubblico “per inseguire i malviventi, e per il segno di fuoco” e, infine, che sia posta in un luogo diverso dal campanile della chiesa parrocchiale di Alfiano, perché in caso di pericoli notturni “non si potrebbe la medesima in tempo di notte sonare senza incomodo del parroco” e perdita di tempo nell’attraversare la casa del parroco per raggiungere il campanile (A.C.*Alfiano Natta*, Atti di lite della comunità di Alfiano e del cantone di Casarello contro il cantone di Sanico, 1778). Nel 1798, invece, il cantone di Casarello pretende un registro delle imposte separato dal registro degli abitanti del capoluogo di Alfiano e di quello di Sanico e poiché non riesce ad ottenerlo, non essendo un territorio amministrativamente separato da quello di Alfiano, si oppone al pagamento del cappellano nonché maestro di scuola. Tra il cantone di Casarello e il capoluogo, in particolare la cappella di S. Defendente dove risiede il religioso e dove dovrebbero recarsi, per la scuola, i ragazzi di Casarello, vi è una “forte distanza”non minore di un “terzo di miglia” ed “attese le cattive pessime strade e lunghe che debbono fare detti particolari di Casarello gravi sono gli incomodi che ne risentono sia per andare alla Santa Messa che per mandare detti loro figliuoli alle scuole, anzi quando capitano inverni abbondanti di neve o di ghiaccio più volte occorre a detti particolari di dover restare nel suo cantone senza potersi recare al capoluogo, ciò può occorrergli 10 in 12 volte in cadun inverno” (A.C.*Alfiano Natta*, Atti di lite tra la comunità di Alfiano e alcuni particolari di Casarello, 1794, 1798).

L’assetto territoriale complessivo di questa porzione di territorio gravita fortemente attorno ad un importante polo di attrazione per tutta l’area: Moncalvo (vedi anche schede di Odalengo Piccolo, Ponzano, Castelletto Merli). La relazione sul territorio di Alfiano, sulle sue colture e sui suoi commerci, nel 1823, rilevava molte relazioni commerciali con Moncalvo. I luoghi di commercio per il bestiame erano Moncalvo, Asti e Coccolato; per i bozzoli, il grano e la meliga erano Moncalvo e Asti; per il vino erano Moncalvo, Vercelli, Asti e Torino e infine per i tartufi, il pollame , le uova e le canape era solo Moncalvo (A.C.*Alfiano Natta*,Carta nella quale si descrive il territorio di Alfiano, le sue colture e il suo commercio, 1823). Verso la fine del secolo XIX, nel 1884, il Comune di Alfiano Natta, domanda al governo centrale di essere staccato dal mandamento di Tonco ed aggregato a quello di Moncalvo. Le motivazioni addotte dal consiglio comunale di Alfiano Natta (18 giugno 1884) per la richiesta di separazione da Tonco ed unione a Moncalvo sono, in primo luogo, che il perimetro del territorio di Alfiano confina per un notevole tratto con il territorio Moncalvo e l’ abitato di Moncalvo è molto vicino a quello di Alfiano “per mezzo della popolosa borgata di Sanico”; in secondo luogo, tra il comune Alfiano Natta e la città di Moncalvo “per la forza delle case e per le relazioni utili e costanti”, è stata costruita, diversi anni or sono, una regolare strada consortile, che ultimamente è stata ancora ampliata con una diramazione ai piedi della collina, questa strada porta direttamente attraverso la valle alla stazione ferroviaria della città di Moncalvo; in terzo luogo, tra il Comune di Alfiano e la città di Moncalvo “esistono le maggiori relazioni possibili , sia pei vari rami di servizio pubblico, come di registro, di posta e generi di privativa, e sia per le molteplici relazioni commerciali, ed in specie pel grandioso mercato che tiensi in detta città limitrofa nel giorno di giovedì d’ogni settimana”, oltre al mercato settimanale, molti abitanti di Alfiano si recano a Moncalvo le domeniche e i giorni festivi, essendovi, anche in quei giorni, un piccolo mercato. Il consiglio comunale di Alfiano, dunque, illustra che per facilità di comunicazioni, e per relazioni di commercio, Moncalvo è il centro naturale di gravitazione della comunità. Come se non bastasse “riesce oltremodo tedioso e incomodo a questa popolazione il dover trasferirsi a Tonco” considerando che tra Alfiano e Tonco non esiste alcuna strada sistemata e per trasferirsi a Tonco occorre prima passare sul territorio di Villadeati appartenente al mandamento limitrofo omonimo. Nonostante il voto favorevole delle comunità di Moncalvo, Ponzano, Salabue, Calliano, Grazzano, Villa San Secondo, e quello contrario di Tonco e Penango, il consiglio provinciale di Alessandria, il 13 ottobre 1884, respinge la domanda. Secondo i consiglieri provinciali, Alfiano Natta è diviso da Moncalvo da maggiore distanza rispetto a quella che lo separa da Tonco e confina con il territorio di Tonco in diversi luoghi, a tal punto che il territorio di uno quasi si confonde con quello dell’altro, infine il comune di Alfiano appartiene per posizione topografica all’astigiano in cui fa parte Tonco e non al casalese del quale fa parte Moncalvo.Per quanto riguarda le relazioni commerciali del comune, si svolgono abitualmente ad Asti, e solo una volta la settimana a Moncalvo, in occasione del mercato. Il mandamento di Tonco sarebbe destinato a sparire se tutte le comunità si accorpassero ad altri mandamenti, soprattutto dopo il distacco di Penango e Villa S. Secondo. Una decisione a favore del comune di Alfiano non sarebbe giusta nei confronti di quello di Tonco che per “rendere facili e comode le comunicazioni e provvedere ai locali della pretura si è sobbarcato con grave sacrificio di enormi spese” (A.C.*Alfiano Natta*, Domanda del Comune di Alfiano di essere distaccata dal mandamento di Tonco per essere aggregato a quello di Moncalvo, 1884-1885).

A un secolo circa di distanza Moncalvo esercita, ancora, una forte attrazione per i paesi confinanti. Le popolazioni di Odalengo Piccolo, Villadeati, Alfiano Natta, Castelletto Merli e Ponzano, nel 1956, chiedono di essere scorporate dalla provincia di Alessandria ed incorporate in quella di Asti. Ferdinando Clerici, portavoce di tali esigenze, in una lettera ai consiglieri della provincia di Alessandria espone le motivazioni di tale richiesta. In primo luogo la cittadina di Moncalvo, in provincia di Asti, rappresenta per questi paesi il centro di attrazione. Infatti, i paesi di Odalengo Piccolo, Castelletto Merli e Ponzano dipendono dalla stazione ferroviaria di Moncalvo, inoltre “da tempo immemore , forse da sempre”, i detti comuni dipendono dalla Pretura, dall’ufficio del registro, dall’ufficio delle imposte, dalla direzione didattica di Moncalvo. Gran parte dei prodotti agricoli e del bestiame di detti comuni viene contrattato e venduto sul mercato di Moncalvo, sempre a Moncalvo le popolazioni citate si riforniscono “del necessario” dagli attrezzi agricoli, ai vestiti. Naturalmente se conviene ai detti comuni di essere uniti a Moncalvo conviene altresì a Moncalvo per ragioni commerciali ed economiche. In secondo luogo, mentre Asti si può raggiungere in breve tempo con mezzi diversi , non essendoci in media più di 25 chilometri , per recarsi nel capoluogo di Alessandria, con il treno, bisogna passare per Asti o per Casale. La via di transito casalese, essendo servita da minor numero di treni con minori coincidenze, crea maggiori disagi. Infine “se si trova giusto che la città di Asti sia capoluogo di provincia, perché non dare ad essa un numero meno sproporzionato di comuni (Asti 120, Alessandria 187, Cuneo 249) da amministrare (A.C.*Odalengo Piccolo*, Corrispondenza relativa alla domanda di Odalengo Piccolo di essere aggregata alla provincia di Asti, 1959). Sono dunque le popolazioni di questi comuni che attraverso un processo corale che si sviluppa da tempo immemore costruiscono i territori della loro azione che raramente coincidono con le strutture amministrative e politiche calate dall’alto.